Inserito da Michele Sambin il
11/10/2013
in
Ca' Pesaro, Moggioli e la contemporaneità a Venezia 1913-2013

Galleria Civica, Trento

19 ottobre 2013 – 26 gennaio 2014

a cura di Alessandro Del Puppo

 

L’esposizione amplia e esplora in chiave del tutto inedita un tema già affrontato dal Mart: l’opera dell’artista trentino Umberto Moggioli di cui il Museo conserva un importante nucleo di paesaggi.

L’indagine si amplia con un approfondimento sull’esperienza a Ca’ Pesaro, nel confronto tra Moggioli e gli artisti della sua generazione attivi a Venezia, nati tra gli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento. Un gruppo di maestri, tra i quali Arturo Martini, Gino Rossi, Felice Casorati e Tullio Garbari, che, misurandosi con le avanguardie europee, si è emancipato dalla tradizione accademica e ha saputo affermare il proprio ruolo all'interno del nascente sistema contemporaneo dell'arte fatto di grandi esposizioni, collezionismo, critica.

 

La ricerca si completa nel paragone tra questa prima generazione e quella più recente degli artisti attivi alla fine del Novecento, diversi per età, formazione e tecniche, ma

accomunati dal medesimo modello operativo definito da Del Puppo: “un ragionare e un agire entro piccoli gruppi informali, cementati dall'amicizia, lontani dagli istituti ufficiali; raccolti intorno a pochi coraggiosi appassionati”. Tra questi Germano Olivotto, Guido Guidi, Gabriele Basilico , Paolo Gioli, Sirio Luginbühl, Michele Sambin e Guido Sartorelli: nati tra gli anni Trenta e Quaranta vivono le contraddizioni di una società asimmetrica e in crisi, fronteggiano la disillusione della modernità e del mito del progresso e conoscono le lotte studentesche e operaie. Abbandonando quasi del tutto la pittura in favore delle estetiche più attuali, questi artisti privilegiano la fotografia, il video e l’installazione.

 

In mostra emergono fortemente le istanze comuni tra le due generazioni: la stessa attenzione per la marginalità geografica -isole minori e paesaggi solitari, residui dell’autentico sublime per i primi; paesaggi industriali e periferie urbane per i secondi - e l’attrazione per la differenza antropologica nel racconto di pescatori o prostitute nella prima parte del Novecento e dei protagonisti della controcultura giovanile nella seconda metà del secolo.

 

Nell’inedito raffronto queste due generazioni vengono osservate nello scenario di Venezia, tralasciando, volutamente, quello che potrebbe apparire il momento più solare: la Laguna delle eccezionali Biennali degli anni cinquanta, dell’internazionalizzazione del sistema dell’arte, dei grandi mecenati, galleristi e collezionisti.

Attraverso l’analisi del lavoro dei due gruppi di artisti, si finisce per raccontare due momenti cruciali per la definizione stessa di modernità nel Novecento: la sua origine, nell’ambito delle avanguardie storiche e, per certi versi, il suo compimento.

 

Alessandro Del Puppo è docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli Studi di Udine. L’ambito degli studi sull’Ottocento e Novecento è di ampio raggio e si è tradotto nella pubblicazione di importanti monografie (sulla rivista “Lacerba”: Alberto Giacometti; Marcel Duchamp) e di significativi studi sull’arte italiana e internazionale (Modernità e nazione, Quodlibet Libet). Per il Mart ha curato la straordinaria retrospettiva su Amedeo Modigliani . Appena pubblicato è il suo ultimo volume L’arte contemporanea. Il secondo Novecento, edito daEinaudi.